Stefano Battaglia

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Jason Bivins (Cadence, USA)

Che il pianoforte sia strumento di ricchezza e complessità straordinaria nella sua completezza, ci viene confermato dai lavori in solo di uno straordinario pianista italiano, Stefano Battaglia, che, se da un lato recupera le possibilità percussive, ritmiche, del suo strumento, dall’altro lato affonda nel suo patrimonio genetico di artista europeo e totale rivelandoci una tendenza pittorica nell’uso di suoni e timbri, molto vicina alla ricerca compositiva dell’ultimo novecento, e una marcata vocazione alla melodia, una sorta di evoluto tardoromanticismo, e l’impatto é notevole, unico. Dotato di tecnica da grande concertista, Battaglia si colloca di diritto in quella ristretta cerchia di campioni della tastiera frutto della straordinaria tradizione italiana (pensate a Benedetti Michelangeli, a Pollini) e il suo tocco straordinariamente ricco di colori e sfumature é in grado di ricreare timbri che ricordano quei grandi e mistici dipinti di Mark Rothko. Musicista culturalmente onnivoro e dotato di inesauribile creatività, il pianista italiano sembra cercare, forte di una una sensibilità speciale per gli aspetti formali e compositivi dell’improvvisazione, la strada più complessa e gratificante della solo-performance, rinunciando intelligentemente all’effettistica spettacolarità, e scegliendo, non a caso, un percorso rigoroso nella poetica e nei contenuti, una sorta di composizione in tempo reale senza barriere stilistiche e limitazioni dei linguaggi. La nostra rivista lo ha premiato come grande realtà pianistica mondiale.